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Il nuovo decalogo di Robin Hood – parte 4

Oggi continuerò con altri due punti del nuovo decalogo di Robin Hood.

6. Non comprare: affitta, condividi, chiedi in prestito

Uno studio condotto nell’ambito domestico statunitense ha dimostrato che un trapano mantiene un uso medio, durante la sua vita utile, tra i 6 ed i 13 minuti. Un auto passa il 95 per cento della vita parcheggiata. Si possono trovare diversi esempi di questo tipo nelle case di ognuno di noi. È davvero imprescindibile il phon liscia capelli?

Nel libro Vivere meglio con meno (1997), Daniel Wagman ed Alicia Arrizabalaga sviluppano una accorata difesa dell’“accesso contro la propietà”, criticando il patrimonialismo interessato promosso dal capitalismo. Quando è stata pubblicata questa bibbia del downshifting (traducibile con decrescita/sobrietà, ndr), internet non era ancora la gigantesca rete di inter-relazioni sociali come lo è oggi, per cui servizi di sharing come Blablacar (veicoli), Airbnb (case) o VivirSinEmpleo (banche del tempo) erano ancora un’entelechia.

Blablacar, SocialCar o BlueMove sono alcuni dei servizi che consentono di condividere un auto. Il fondatore della pagina web, Albert Cañigueral, considera che il cambio dalla proprietà all’usofrutto si sta già producendo e “gli stessi fabbricanti sono coscienti del fatto che la gente non ha bisogno di avere una auto, ma solo di spostarsi, per cui si stanno orientando verso strategie commerciali di carpooling [veicolo condiviso]”. È possibile fare lo stesso con altri strumenti? “Magari El Corte Inglés iniziasse ad affittare invece di vendere molti prodotti”, sospira Cañigueral.

Un passo più in lá e incontriamo le chiamate “comunità intenzionali”, gruppi di persone e famiglie che vivono in comune e condividono tanto i beni quanto le responsabilità. “Non si tratta necessariamente di eco-villaggi nel bel mezzo della campagna, nè di comuni – spiega la esploratrice di utopie Nati Quiró – e, di fatto, in Europa abbondano le comunità di carattere urbano e semi-urbano”. In queste comunità “si condividono le spese, si impara a vivere con più persone, si prendono decisioni in comune, ci si prende cura dei figli della comunità come fossero i propri…”.

7. Unisciti ad altri consumatori per raggiungere i tuoi obiettivi

Come reazione al recente aumento delle tariffe della luce, deciso dal ministro Soria a istanza di Unesa, la Ocu (Organizzazione di consumatori ed utenti) ha iniziato la campagna Voglio pagare meno luce, a cui hanno aderito 200.000 famiglie. La idea è utilizzare il potere d’acquisto collettivo (parliamo di circa 200 milioni di euro l’anno) per negoziare con le compagnie elettriche una tariffa più economica.

Una buona iniziativa, anche se incompleta. Come si diceva all’inizio, oltre a conseguire succulenti sconti, il consumatore ha il potere di trasformare lo status quo, in questo caso l’onnipotente oligopolio energetico che detta legge in Spagna. Se realmente vogliamo sganciarci da una rete elettrica dispendiosa, cara e contaminante è necessario seguire il punto 4 del decalogo: generare energia propria o passare a una cooperativa d’energia pulita.

Da un paio di decenni stiamo ascoltando, dalla pubblicità, il mantra de “il cliente è il re”. Lo siamo per davvero? Di certo il consumatore dovrebbe assumere il ruolo dei sindacati (ormai debilitati) ed utilizzare il suo potere colettivo per raggiungere obiettivi come:

1. migliorare le condizioni lavorative degli impiegati – per esempio “Compro in Mercadona perchè tratta meglio i propri lavoratori che Carrefour” (e comunicarlo a quest’ultimo);

2. castigare le aggressioni all’ambiente e, perchè no,

3. ottenere una riduzione dei prezzi.

…Continua…

Per conoscere i punti precedenti:

Punti 4 e 5

Punti 2 e 3

Punto 1

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