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“Acqua, così è stato aggirato il Referendum”. L’accusa dei comitati. E in 15mila si autoriducono

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di Matteo Pucciarelli per Repubblica

Cosa resta, due anni dopo, dei 26 milioni di “sì” per l’acqua pubblica? Al di là della vittoria politica e simbolica di un movimento larghissimo (sostenuto dal Pd, passando per sinistra radicale e M5S) l’applicazione pratica è ancora lontana. Il tentativo di sabotarne l’esito partì esattamente due mesi dopo il voto con un decreto legge del governo Berlusconi; si aggiunse il “Salva Italia” del governo Monti, che trasferì all’Autorità per l’Energia e il Gas (Aeeg) le «funzioni di regolazione e di controllo dei servizi idrici».

La quale nel dicembre scorso, molto pragmaticamente, cambiò la voce in bolletta: la “rimunerazione del capitale” pari al 7 per cento del capitale investito che doveva sparire (e in bolletta pesava, anzi pesa, dal 10 al 25 per cento) si è trasformata in “rimborso degli oneri finanziari”. «Il secondo quesito referendario aggirato con un gioco di prestigio, insomma», dice Paolo Carsetti del Forum per l’Acqua Bene Comune. Fortuna vuole che alla fine pochi Ato (7 su 92) abbiano recepito la nuova tariffa, anche perché in autunno il Tar della Lombardia potrebbe bocciare il piano dell’Aeeg. Leggi il resto di questa voce

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