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La morte non è niente.

fiore appassitoLa morte non è niente.
Sono solamente passato dall’altra parte:
è come fossi nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. 
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
di quelle piccole cose che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami.
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?
Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore,
ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.

Sant’Agostino

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Ricordando quel momento come se fosse oggi

Numero 32 – Imola, 1994: «L’uomo più veloce al mondo»

«Signore e signori, gli organizzatori del gran premio di San Marino hanno appreso dall’Ospedale Maggiore di Bologna che il pilota della vettura 32, Mtv Simtek Ford, Roland Ratzenberger è morto in seguito ai traumi riportati sul circuito di Imola durante le prove di qualificazione del 30 aprile», lo lesse il portavoce FIA davanti a una platea sconvolta. Erano 8 anni che nessuno moriva più in Formula Uno. L’ultimo era stato il compagno di squadra di Senna in quel glorioso ’85 sulle Lotus nere JPS: Elio De Angelis. «Ascolta Ayrton, hai già vinto 3 titoli mondiali, sei l’uomo più veloce al mondo. Perché non ti ritiri? Mi ritiro anch’io e andiamo a pescare insieme», forse il medico ufficiale del circus parlava davvero sul serio, ma di vero c’è che parlava a un pilota e quindi si sentì rispondere: «Syd, non posso ritirarmi». Le immagini d’archivio mostrano Senna contrariato. Scuote il capo sulla pit lane, in uno di quei pochi momenti in cui si vedono i piloti in macchina senza casco, un oggetto che secondo lui «nascondeva sentimenti incomprensibili». La sorella ricorda che la sera prima aveva letto «un passo della Bibbia, dove si diceva che quel giorno Dio gli avrebbe fatto il dono più grande di tutti e cioè Dio stesso». Alle 19:00 del primo maggio 1994, quando Micheal Schumacher aveva da tempo vinto la gara più triste della storia della Formula Uno, la dottoressa Maria Teresa Fiandri scese in corsia dai giornalisti e disse: «Abbiamo fatto il possibile». Il giorno dopo, il Corriere dello Sport pubblicò un piccolo riquadro in cui si raccoglievano alcuni pensieri che i lettori avevano scritto di getto e inviato alla redazione la sera prima. Uno era così bello che fu usato per il titolo, diceva: «Il suo cuore batte ancora, nel vento che soffia veloce» e poi sulla sua Williams fu steso un telo azzurro, scuro come il cielo quando sta per piovere.

Ogni anno mi ricordo che ero in macchina e ascoltavo il gran premio di Imola in macchina e sentimmo la notizia. Anche se avevo solo 10 anni, sconvolse la mia vita quel momento. Ho pensato che questo piccolo pensiero sarebbe stato il modo migliore per ricordare un grande uomo.

 

La ricerca del potere

Nietzsche scrive: «Dove ho trovato la vita, ho trovato la volontà di dominare». Non è del tutto sbagliato. Ogni individuo sogna di possedere un po’ di potenza, di potere.

Vedendo il giovane figlio di diciassette anni domare il suo cavallo selvaggio, Filippo di Macedonia gli disse: «Figlio mio, la Grecia è troppo piccola per te. Devi conquistare il mondo».

Alessandro partì. Le porte dell’India e della Cina si apriroho davanti a lui. In dieci anni percorse 20.000 Km. Il sogno diventava realtà. Aveva solo trent’anni. Tre anni dopo morì. Proprio lui che si credeva divino e che nessun re era riuscito a fermare, perse la sua battaglia contro la morte. La verità emerse in tutta la sua luce: egli non era Dio. Leggi il resto di questa voce

Ricordo del Vajont

http://www.deejay.it/audio/ricordo-del-vajont/353573/

E’ un periodo molto triste questo per la comunità di Longarone (BL): 50 anni fa ci fu la tragedia del Vajont. Siamo al confine tra Veneto e Friuli, tra le province di Belluno e Pordenone: alle ore 22.39 del 9 Ottobre 1963 un versante del Monte Toc franò sopra il neo-bacino idroelettrico del Vajont, provocando la tracimazione di parte dell’acqua contenuta nell’invaso. La valanga d’acqua superò la diga (730mslm) incanalandosi nella valle del Piave, e spazzò via l’abitato di Longarone (473mslm) con i comuni limitrofi: quasi 2000 furono le vittime. Moltissime persone non furono nemmeno ritrovate, rimaste sepolte da strati di acqua e fango. La marea di detriti seguì il corso del fiume Piave, arrivando a sfociare pochi giorni dopo sul mare Adriatico. La diga, nonostante la frana e l’enorme sollecitazione provocata dall’acqua, rimase intatta.
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