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Città, ecosistema di beni comuni – Parte 2

Qui la parte 1: http://wp.me/p3zxZX-bh

Riscoprire il sistema

Anche da questi brevi cenni appare evidente come lo sviluppo delle relazioni commerciali che, nel corso di diversi secoli, ha finito col rendere le città relativamente indipendenti dalle risorse collocate nel loro territorio, ha occultato i vincoli sistemici su cui esse sono sorte e a lungo vissute. Esattamente l’estensione delle reti del mercato – l’elemento di connotazione urbana più enfatizzato dagli studiosi – ha cancellato le reti che le legavano alle risorse naturali. Ma in realtà esse hanno solo trasferito e diluito gli ecosistemi che ne rendevano possibile l’esistenza su un territorio sempre più vasto. La Londra dell’età moderna, che da tempo si riforniva di grano, cibo e legname prodotti anche fuori dai suoi confini e dalla stessa ‘Europa, aveva in realtà moltiplicato intorno a sé i territori da cui trarre le risorse naturali consumate dai suoi cittadini. « Ciò che Londra divora – ha ricordato Braudel ne I giochi dello scambio – non è solo l’interno dell ‘Inghilterra, ma, per così dire, anche l’esterno, i due terzi almeno o i tre quarti e forse i quattro quinti del suo commercio estero».[15] Nell”800 il suo ecosistema aveva assunto dimensioni mondiali, dal momento che, ad esempio, le élite londinesi consumavano correntemente te, cacao, zuccherro di canna e caffé provenienti dalle colonie. Leggi il resto di questa voce

Città, ecosistema di beni comuni – parte 1

Le risorse e il mercato

Che la città nasca, si conservi e si sviluppi all’interno di una rete di condizionamenti ambientali è una conquista sorprendentemente recente del pensiero sociale. Solo il progredire, negli ultimi decenni, della cultura ambientalistica e – per il nostro caso – dell’ecologia urbana[1], hanno cominciato a disvelare ciò che a lungo la cultura dominante aveva tenuto nascosto. Vale a dire i vincoli di risorse e le condizioni di habitat entro cui sono sorte e vivono le città. E non a caso le ragioni di un così lungo e perdurante occultamento risiedono nelle condizioni materiali del loro stesso successo, della loro espansione: in primo luogo il mercato. Se noi ci accostiamo alla grande analisi storico-sociologica che si occupa della città e delle sue ragioni fondative, restiamo oggi colpiti dalla centralità con cui il mercato viene assunto quasi a principio generatore dello spazio urbano. Nel suo saggio Die Stadt pubblicato postumo (1921), Max Weber, dopo aver messo in rilievo le condizioni politiche che in genere presiedono alla nascita delle le città antiche o medievali, non ha dubbi sul fatto che, condizione essenziale «perché si possa parlare di “città” è l’esistenza nel luogo dell’insediamento di uno scambio di prodotti – non soltanto occasionale ma regolare – quale elemento essenziale del profitto e della copertura del fabbisogno degli abitanti: l’esistenza di un mercato».[2] Leggi il resto di questa voce

Tutto quello che non ha fatto la politica del “noi faremo”

“Vorrei sapere dal premier Letta per chi sono diminuite le tasse, perché le mie sono aumentate, e anche quelle di tutte le persone che conosco o che a me si rivolgono. Opinione di Milena Gabanelli
Milena Gabanelli: 'vorremmo un governo che a fine anno dica "abbiamo fatto" senza dover essere smentito'.

Milena Gabanelli: ‘vorremmo un governo che a fine anno dica “abbiamo fatto” senza dover essere smentito’.

MILANO (WSI) – A fine anno, nella vita come in tv, si replica. Il Capo dello Stato fa il suo discorso, quello del Governo ricicla le dichiarazioni di 6 mesi fa in occasione del decreto del fare, con l’enfasi di un brindisi: “faremo”. Vorremmo un governo che a fine anno dica “abbiamo fatto” senza dover essere smentito.

Il Ministro Lupi fa l’elenco della spesa: 10 miliardi per i cantieri, “saranno realizzate cose come piazze, tutto ciò di cui c’è un bisogno primario”. C’è un bisogno primario di piazze e di rotatorie? “Trecentoventi milioni per la Salerno-Reggio Calabria”. Leggi il resto di questa voce

Quella cassa poco comune

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di Marco Bersani

A dieci anni dalla sua “trasformazione da pubblica amministrazione in operatore imprenditoriale a pieno titolo dei mercati finanziari” (la definizione è della Corte dei Conti, febbraio 2010), Cassa Depositi e Prestiti prosegue imperterrita lo shopping nell’industria nazionale e il ruolo di partner ideale degli enti locali per accompagnarli alla dismissione del patrimonio pubblico e alla privatizzazione dei servizi pubblici locali. Dopo aver investito nel 2012, attraverso il Fondo Strategico Italiano, nel capitale di Kedrion (23,2%) monopolista del settore dei plasmaderivati, e in Metroweb (46.2%), proprietaria delle fibre ottiche di Milano e della Lombardia, nel 2013 lo shopping si è decisamente esteso. Leggi il resto di questa voce