Abbiamo iniziato a condividere

sharing

Car sharing, carpooling, bike sharing, file sharing. Ma anche crowdfunding, cohousing, coworking, opensource. In due parole ‘sharing economy’, o economia collaborativa, quella che punta tutto sulla possibilità di usufruire di beni e servizi in condivisione. Un fenomeno in crescita e che oggi riguarda diversi settori che sarà al centro della manifestazione europea “Oui Share Fest 2014″, a Parigi dal 5 al 7 maggio. La prima edizione di “Oui Share Fest” ha attirato 700 operatori professionali e 3.500 partecipanti da 24 Paesi nelle prime due giornate di lavori, più oltre 3.000 visitatori nella terza, aperta al pubblico.

Ma qual è lo stato dell’arte della sharing economy in Italia? Secondo un’indagine Duepuntozero Doxa del 2013, il 59 per cento dei 1.500 italiani intervistati conosce almeno per sentito dire i servizi di ‘sharing’ e il 13 per cento ne ha provato almeno uno. Tra quelli più noti, car sharing e alloggio condiviso seguiti da scambio e baratto, scambio di informazioni e idee, raccolta fondi, pratiche sportive e prestazioni professionali. L’indagine ha anche tracciato l’identikit del fruitore di servizi condivisi: uomo, tra i 18 e i 34 anni, laureato, residente in un grande centro abitato soprattutto in Lombardia.

Gli aspetti più apprezzati della condivisione, tra chi ha dimestichezza o ha provato almeno un servizio, sono l’innovazione e l’intelligenza delle soluzioni (36 per cento), la possibilità di risparmiare (29 per cento), il fatto che consenta un maggiore rispetto dell’ambiente (28 per cento).

Tanto per fare un esempio, ecco qualche dato sul crowdfunding, processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni. Insomma, un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse.

In Italia ad aprile 2013 erano 21 le piattaforme attive di crowdfunding e due in fase di lancio (secondo l’analisi di settore a cura di Daniela Castrataro di twintangibles&crowdfuture e Ivana Pais dell’Università Cattolica con il sostegno di Icn – Italian Crowdfunding Network): quella con la tradizione più lunga è Produzioni dal Basso. Le sedi di queste piattaforme si concentrano nel Nord Italia, una sola al centro (Roma) e una al sud (Puglia)

I progetti ricevuti complessivamente dalle piattaforme di crowdfunding italiane dal momento del loro lancio sono più di 30.000; quelli approvati sono quasi 9.000 di cui il 28% ha avuto buon esito. Il valore complessivo dei progetti finanziati è pari a 13 milioni (fonte: adnkronos.com).

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Pubblicato il 28 gennaio 2014, in Politica nazionale con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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