Il nuovo Decalogo di Robin Hood – parte 2

Oggi continuiamo il viaggio nel decalogo di Robin Hood. Possono essere soluzioni alternative alla decrescita e un modo per come far ritornare un pò di armonia ed allegria nelle nostre città.

Ecco i due punti di oggi

2. Pensa globale, consuma locale

Uno degli slogan delle multinazionali nell’era della globalizzazione economica è stato il celebre lemma “pensa globale, agisci locale”. Questa filosofia permette, per esempio, di creare una marca transnazionale in Cupertino (città della California, il cuore della Silicon Valley, dove hanno sede imprese come Apple, ndr) e fabbricarne i prodotti con mano d’opera semie-schiava in Cina. I giganteschi margini generati da questo tipo d’operazione riempono le tasche degli azionisti e dei manager della multinazionali – come Apple – aprendo sempre più la breccia con le vittime della disoccupazione made in Usa.

Quando vai a comprare una pala da giardino nel quartiere cinese, non solo stai risparmiando cique euro rispetto all’equivalente del ferramenta, ma stai anche delocalizzando un impiego (o parte della sua aliquota) da una città italiana a un’ignota fabbrica in Cina. “Che importa? – può domandarsi un comune consumatore – se non conosco nè l’operaio italiano ne quello cinese che la produce”. Chiaro, però il salario dell’italiano circolerà per l’economia italiana; e la pala durerà molto di più.

Per garantire il consumo locale, negli ultimi anni, si sono create decine di monete locali, al di fuori di qualsiasi tipo di controllo politico, dotate di valore solo in ambito locale. Lo Scec, o il Sardex, sono alcuni esempi delle monete locali registrate in Italia, che stimolano il consumo e il lavoro a livello comunitario.

3. Compra direttamente ai produttori

Una patologia abituale dell’homo economicus è considerare il prezzo come il fattore determinante (a volte unico), ignorando qualsiasi considerazione di tipo sociale ed ecologica. L’Italia ha importato nel 2010 7.639,65 tonnellate di ortaggi, comprese 4.450,68 provenienti dall’Africa. Questo significa che un’ortaggio africano racchiude nel prezzo un input energetico di gran lunga superiore al suo costo originale. In altre parole, l’1,5 euro al chilo che si paga in un Supermercato per gli ortaggi è distribuito, oltre al supermercato, tra i magnati del petrolio saudita, la compagnia propietaria delle navi mercantili e, in generale, lungo la larghissima catena logistica che gestisce il commercio della verdura.

Grazie a internet, già da tempo è possibile acquistare diversi generi direttamente dal produttore, riducendo considerabilmente la catena logistica. Per esempio, esistono i GAS . GAS, Gruppi di Acquisto Solidale, sono una realtà nata alla metà degli anni ’90 e ormai molto diffusa anche in Italia, dove attualmente ne esistono circa novecento.

Un GAS è un gruppo di persone che unisce il proprio potere d’acquisto per comprare frutta, verdura e prodotti in genere, all’ingrosso anzichè al dettaglio per poi distribuirli tra i suoi membri. Un’esperienza fatta da comuni cittadini che decidono di mettersi insieme in maniera autonoma.

Il concetto di partenza di un GAS è che l’unione fa la forza, ma anche che la condivisione e la solidarietà sono il valore aggiunto della propria spesa

Acquistare all’ingrosso significa ovviamente spuntare un prezzo molto più vantaggioso sui prodotti, acquistando direttamente dai produttori nella maggior parte dei casi ed eliminando quindi i mediatori.

Ma oltre a questo guadagno immediato, che si può conseguire solo acquistando in gruppo per quantità, ci sono altri valori importanti, tipici di un gruppo di acquisto che si definisce ‘solidale’.

Nonostante ciò, al optare per questa via sorge un altro paradosso: durante il percorso si elimina impiego, derivante dalle cosiddetta “inefficienze del sistema”, con cui si alimentano migliai di attori della catena.

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Pubblicato il 16 dicembre 2013, in Politica eretina, Politica nazionale, Politica Regionale con tag , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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